L'indice di massa corporea (IMC), noto anche come body mass index, è una misura utilizzata per stimare la quantità di grasso corporeo in base al rapporto tra peso e altezza di un individuo. Calcolato come il peso in chilogrammi diviso per il quadrato dell'altezza in metri (kg/m²), l'IMC è ampiamente impiegato in ambito clinico e sanitario pubblico come strumento di screening per classificare lo stato ponderale in categorie come , , e . Tuttavia, l'IMC non misura direttamente la composizione corporea e non distingue tra massa grassa, massa muscolare e densità ossea, il che può portare a un'errata classificazione, specialmente in individui con elevata massa muscolare, come gli atleti, o in popolazioni con differenti profili di distribuzione del grasso, come le persone di origine asiatica. Organizzazioni come l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) raccomandano l'uso dell'IMC a livello di popolazione, ma sottolineano la necessità di integrarlo con misure aggiuntive come la , il o analisi della composizione corporea tramite densitometria a raggi X a doppia energia (DXA) per una valutazione più accurata del rischio metabolico. L'IMC mostra una correlazione non lineare con la mortalità, con il rischio più basso nella fascia del peso normale (18,5–24,9 kg/m²), ma questa relazione varia in base a , , e . Critiche di natura antropologica e culturale evidenziano come l'IMC rifletta ideali estetici e sanitari occidentali, spesso in contrasto con norme locali di bellezza e salute in società non occidentali, come tra le popolazioni o , dove corpi più voluminosi possono essere associati a prosperità e fertilità. Inoltre, l'uso generalizzato dell'IMC ha contribuito alla , influenzando negativamente le esperienze sanitarie, specialmente tra le persone di colore e le minoranze sociali. Per questi motivi, esperti e istituzioni come l'American Medical Association (AMA) raccomandano un approccio più olistico alla salute, che includa indicatori metabolici, abitudini di vita e determinanti sociali della salute, piuttosto che basarsi esclusivamente sull'IMC [1] [2] [3].
Definizione e calcolo dell'IMC
L'indice di massa corporea (IMC), noto anche come body mass index, è una misura utilizzata per stimare la quantità di grasso corporeo in base al rapporto tra peso e altezza di un individuo. Pur non misurando direttamente la massa grassa, l'IMC mostra una correlazione con metodi più specifici come la misurazione dello spessore delle pliche cutanee, l'impedenziometria bioelettrica e la densitometria a raggi X a doppia energia (DXA) [4]. È ampiamente impiegato in ambito clinico e sanitario pubblico come strumento di screening per classificare lo stato ponderale in categorie come , , e . Tuttavia, l'IMC non distingue tra massa grassa, massa muscolare e densità ossea, il che può portare a un'errata classificazione, specialmente in individui con elevata massa muscolare, come gli , o in popolazioni con differenti profili di distribuzione del grasso, come le persone di origine [1].
Formula metrica e esempio di calcolo
L'IMC si calcola utilizzando una semplice formula matematica che divide il peso di una persona per il quadrato della sua altezza. Nel sistema metrico, l'IMC è espresso in chilogrammi per metro quadrato (kg/m²). La formula è la seguente:
IMC = peso (kg) ÷ [altezza (m)]²
Ad esempio, una persona che pesa 70 kg e misura 1,75 metri avrà un IMC di:
70 ÷ (1,75)² = 70 ÷ 3,0625 = 22,86 kg/m²
Questa formula consente un calcolo rapido e standardizzato, rendendola utile per il confronto tra individui e popolazioni. Tuttavia, la sua semplicità non tiene conto delle differenze nella composizione corporea, il che può limitare l'accuratezza in alcuni contesti clinici [4].
Formula imperiale e conversione
Nel sistema imperiale, comunemente utilizzato negli Stati Uniti, l'IMC si calcola utilizzando il peso in libbre (lb) e l'altezza in pollici (in). Poiché le unità non sono coerenti con il sistema metrico, è necessario applicare un fattore di conversione. La formula è:
IMC = [peso (lb) ÷ (altezza (in))²] × 703
Ad esempio, una persona che pesa 154 libbre e misura 68 pollici avrà un IMC di:
(154 ÷ 68²) × 703 = (154 ÷ 4624) × 703 ≈ 23,3 kg/m²
Il fattore 703 consente di convertire le unità in modo che il risultato sia espresso in kg/m², garantendo la comparabilità con i dati internazionali. Calcolatori online, come quello fornito dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), facilitano questo calcolo per il pubblico generale [4].
Fondamenti matematici e ipotesi geometriche
La scelta di dividere il peso per il quadrato dell'altezza, piuttosto che per il cubo (come ci si aspetterebbe per un volume), si basa su osservazioni empiriche risalenti al XIX secolo. Il matematico belga Adolphe Quetelet, che sviluppò l'indice nel 1830, notò che il peso degli adulti tende a scalare approssimativamente con il quadrato dell'altezza, non con il cubo [8]. Questo perché gli esseri umani non crescono in modo isometrico: le persone più alte sono relativamente più snelle rispetto a quelle più basse, violando l'ipotesi di similitudine geometrica.
Anche se il volume dovrebbe scalare con h³, la relazione empirica w ∝ h² riflette variazioni nelle proporzioni corporee e nella densità di massa. Analisi allometriche hanno mostrato che l'esponente di scalamento varia tra 1,6 e 2,5 a seconda del sesso, dell'età e dell'etnia, suggerendo che l'uso di un esponente fisso pari a 2 è un'approssimazione statistica utile ma imperfetta [9]. Questa approssimazione rende l'IMC un indice invariante alla scala, adatto per confronti di popolazione, ma non sempre accurato a livello individuale [10].
Categorie standard di classificazione ponderale
L'indice di massa corporea (IMC) è suddiviso in categorie standardizzate che consentono di classificare lo stato ponderale degli adulti in modo uniforme a livello globale. Queste categorie, definite da importanti organizzazioni sanitarie come l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), forniscono un sistema di riferimento per lo screening del rischio associato al peso corporeo [2]. Le categorie principali sono ampiamente utilizzate in ambito clinico e di sanità pubblica per identificare condizioni come , , e .
Le categorie standard per gli adulti sono le seguenti:
- Sottopeso: IMC inferiore a 18,5 [12]
- Peso normale (o peso salutare): IMC compreso tra 18,5 e 24,9 [12]
- Sovrappeso: IMC compreso tra 25,0 e 29,9 [1]
- Obesità: IMC pari o superiore a 30,0 [2]
L'obesità, in particolare, viene ulteriormente suddivisa in sottocategorie per riflettere il crescente rischio per la salute:
- Obesità di classe I: IMC compreso tra 30,0 e 34,9 [1]
- Obesità di classe II: IMC compreso tra 35,0 e 39,9 [17]
- Obesità di classe III (definita anche obesità severa, estrema o morbida): IMC pari o superiore a 40,0 [1]
Queste classificazioni sono impiegate a livello globale per la valutazione del rischio sanitario e per la pianificazione di interventi clinici e di sanità pubblica. Tuttavia, è importante notare che tali soglie non sono universali per tutte le popolazioni. Alcuni gruppi etnici, come le persone di origine asiatica, medio-orientale o di alcune comunità ispaniche, possono presentare un rischio maggiore di sviluppare malattie metaboliche come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari a valori di IMC inferiori rispetto ai soggetti di origine caucasica [19]. Per questo motivo, alcune linee guida raccomandano l'uso di soglie di IMC più basse per queste popolazioni al fine di migliorare l'accuratezza della valutazione del rischio.
Nonostante la sua diffusione, l'IMC è considerato uno strumento di screening e non una misura diretta della composizione corporea. Esso non tiene conto della massa muscolare, della densità ossea o della distribuzione del grasso corporeo, fattori che possono influenzare significativamente la salute metabolica [1]. Pertanto, per una valutazione più accurata, è consigliabile integrare l'IMC con misure aggiuntive come la o analisi della composizione corporea tramite tecniche come la densitometria a raggi X a doppia energia (DXA) [3].
Limitazioni dell'IMC nella valutazione della salute individuale
L'indice di massa corporea (IMC) è ampiamente utilizzato come strumento di screening per valutare lo stato ponderale e identificare potenziali rischi per la salute, ma presenta significative limitazioni quando applicato alla valutazione della salute individuale. Nonostante la sua semplicità e diffusione, l'IMC non fornisce una misura diretta della composizione corporea né della distribuzione del grasso, fattori chiave per determinare il rischio metabolico e cardiovascolare. Di conseguenza, l'uso esclusivo dell'IMC può portare a classificazioni errate dello stato di salute, soprattutto in individui con particolari caratteristiche fisiche o appartenenti a specifici gruppi demografici.
Incapacità di distinguere tra massa grassa e massa muscolare
Una delle principali criticità dell'IMC è la sua incapacità di differenziare tra massa grassa, massa muscolare e densità ossea. Poiché l'IMC si basa esclusivamente su peso e altezza, individui con elevata massa muscolare—come atleti, culturisti o persone fisicamente attive—possono essere classificati come sovrappeso o addirittura obesi, nonostante abbiano un contenuto di grasso corporeo basso e un'eccellente salute metabolica [22]. Al contrario, persone con un IMC nella norma possono avere un'elevata percentuale di grasso corporeo, una condizione nota come "obesità da normopeso" o "metabolica obesa da normopeso" (MONW), che aumenta il rischio di malattie croniche come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari [23]. Questa discrepanza evidenzia come l'IMC possa sovrastimare il rischio in individui muscolosi e sottostimarlo in soggetti con grasso viscerale elevato nonostante un peso apparentemente normale.
Mancata considerazione della distribuzione del grasso corporeo
L'IMC non fornisce informazioni sulla distribuzione del grasso corporeo, un aspetto cruciale per la valutazione del rischio sanitario. Il grasso viscerale, accumulato intorno agli organi addominali, è metabolicamente attivo e fortemente associato a insulino-resistenza, infiammazione cronica, dislipidemia e aumento del rischio cardiovascolare [24]. Al contrario, il grasso sottocutaneo è generalmente meno dannoso. Studi dimostrano che la circonferenza vita è un predittore più affidabile del rischio cardiometabolico rispetto all'IMC, poiché riflette direttamente l'adipe addominale [25]. Ad esempio, individui con un IMC normale ma una circonferenza vita elevata possono presentare un rischio metabolico paragonabile a quello di persone obese, una condizione nota come "obesità viscerale da normopeso" [26]. Questo fenomeno sottolinea l'importanza di integrare misure antropometriche aggiuntive, come la circonferenza vita o il rapporto vita-altezza (WHtR), nella valutazione clinica.
Variabilità tra gruppi etnici, razziali e di genere
I valori di riferimento dell'IMC sono stati sviluppati principalmente su popolazioni di origine europea e non sempre si applicano in modo uniforme ad altri gruppi etnici e razziali. Ricerche indicano che popolazioni di origine asiatica, sudasiatica, araba e africana possono presentare un rischio cardio-metabolico più elevato a valori di IMC inferiori rispetto ai caucasici [27]. Per esempio, soggetti di origine sudasiatica mostrano un aumento del rischio di diabete a un IMC di 23,9 kg/m², ben al di sotto della soglia convenzionale di sovrappeso (25 kg/m²) [27]. In risposta, organizzazioni come l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) del Regno Unito raccomandano soglie di intervento più basse per queste popolazioni [29]. Allo stesso modo, le donne tendono ad avere una percentuale di grasso corporeo più alta rispetto agli uomini a parità di IMC, mentre gli uomini sono più inclini all'accumulo di grasso viscerale, aumentando il loro rischio cardiovascolare [30]. Queste differenze biologiche richiedono un'interpretazione contestualizzata dell'IMC, evitando approcci univoci.
Inadeguatezza negli anziani e nei bambini
L'IMC non tiene adeguatamente conto dei cambiamenti nella composizione corporea legati all'età. Negli anziani, la sarcopenia—la perdita di massa muscolare associata all'invecchiamento—può portare a un aumento della percentuale di grasso corporeo anche in assenza di variazioni di peso, una condizione nota come obesità sarcopenica [31]. Poiché l'IMC non distingue tra massa magra e massa grassa, può sottostimare il rischio metabolico in questa fascia di popolazione. Allo stesso modo, nei bambini e negli adolescenti, l'IMC deve essere interpretato in base a percentili specifici per età e sesso, poiché la composizione corporea cambia durante la crescita [32]. L'applicazione di categorie fisse, valide per gli adulti, sarebbe inappropriata e fuorviante.
Rischi di stigmatizzazione e disuguaglianze sanitarie
L'uso eccessivo dell'IMC in contesti clinici e di sanità pubblica può contribuire alla stigmatizzazione del peso, con conseguenze negative sull'esperienza sanitaria, specialmente tra le persone di colore e le minoranze sociali [3]. L'etichettatura come "obeso" basata solo sull'IMC può portare a pregiudizi da parte dei professionisti sanitari, ritardi nella diagnosi e trattamento, e un minore accesso a cure adeguate [34]. L'American Medical Association (AMA) ha riconosciuto che l'IMC, se usato in isolamento, è un "indicatore clinico imperfetto" e può contribuire a disuguaglianze sanitarie strutturali [35]. La stigmatizzazione del peso è associata a maggiori tassi di ansia, depressione e disturbi alimentari, creando un circolo vizioso che peggiora ulteriormente la salute [36].
Necessità di misure complementari nella pratica clinica
Data la sua natura approssimativa, l'IMC dovrebbe essere integrato con misure più dirette della composizione corporea e della salute metabolica. La circonferenza vita è raccomandata come "segno vitale" aggiuntivo in molte linee guida cliniche, con soglie di rischio generalmente fissate a oltre 88 cm per le donne e 102 cm per gli uomini, anche se valori più bassi sono suggeriti per alcune popolazioni etniche [37]. Tecniche più avanzate, come la densitometria a raggi X a doppia energia (DXA), l'analisi di impedenza bioelettrica (BIA) o l'imaging a risonanza magnetica (MRI), permettono una quantificazione precisa del grasso viscerale e della massa muscolare, risultando particolarmente utili in contesti specialistici [38]. Inoltre, biomarcatori metabolici come glicemia a digiuno, emoglobina glicata (HbA1c), trigliceridi e colesterolo HDL offrono un quadro più completo del rischio cardio-metabolico, indipendentemente dal peso corporeo [39].
In conclusione, sebbene l'IMC rimanga uno strumento utile per lo screening a livello di popolazione, la sua applicazione nella valutazione individuale richiede grande cautela. Per una valutazione più accurata e personalizzata della salute, è essenziale integrare l'IMC con misure della distribuzione del grasso, della composizione corporea e dei parametri metabolici, adottando un approccio olistico che vada oltre il semplice rapporto peso-altezza.
Utilizzo dell'IMC in sanità pubblica e contesti clinici
L'indice di massa corporea (IMC) è ampiamente utilizzato sia in sanità pubblica che nei contesti clinici come strumento di screening per identificare lo stato ponderale e valutare il rischio di sviluppare condizioni correlate all'adiposità, come il , le e alcuni tipi di . Nonostante le sue limitazioni, l'IMC rimane una misura standardizzata, economica e facilmente riproducibile, il che lo rende particolarmente utile per il monitoraggio su larga scala e l'identificazione precoce di individui a rischio [1]. Tuttavia, la sua interpretazione richiede attenzione, soprattutto quando si tratta di popolazioni diverse dal campione di riferimento originario, prevalentemente di origine caucasica.
Ruolo dell'IMC in sanità pubblica
Nella sanità pubblica, l'IMC funge da indicatore chiave per il monitoraggio delle tendenze ponderali a livello di popolazione. Grazie alla sua semplicità, permette la raccolta di dati su vasta scala attraverso indagini come la National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) negli Stati Uniti o il sistema STEPwise dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), utilizzato in tutto il mondo per raccogliere informazioni sui fattori di rischio delle malattie non trasmissibili [41]. Questi dati sono fondamentali per valutare l'impatto delle politiche sanitarie, allocare risorse e progettare interventi mirati. Ad esempio, i dati del CDC indicano che circa il 40,3% degli adulti statunitensi soffriva di obesità tra agosto 2021 e agosto 2023, una cifra che guida iniziative nazionali e locali per combattere l'epidemia di obesità [42].
L'IMC è anche utilizzato per tracciare l'evoluzione temporale e geografica dell'obesità. Secondo il World Obesity Atlas 2024, nel 2022 circa 1 miliardo di persone in tutto il mondo era in condizione di obesità, con tassi particolarmente elevati in paesi ad alto reddito come gli Stati Uniti, il Regno Unito e quelli del Medio Oriente [43]. Modelli statistici, come quelli impiegati dal Global Burden of Disease (GBD) Study, utilizzano dati sull'IMC per prevedere le future prevalenze di sovrappeso e obesità, stimando che entro il 2030 un miliardo di persone vivrà con l'obesità [44]. Queste proiezioni sono essenziali per la pianificazione sanitaria e la valutazione dell'impatto economico delle malattie metaboliche.
Applicazione clinica dell'IMC
Nei contesti clinici, l'IMC è utilizzato come strumento di valutazione iniziale per identificare pazienti a rischio di complicanze legate al peso. Un IMC di 30 kg/m² o superiore è generalmente classificato come obesità, con ulteriori suddivisioni in classe I (30,0–34,9), classe II (35,0–39,9) e classe III (≥40,0, nota anche come obesità severa) [12]. Queste categorie aiutano i professionisti sanitari a identificare individui con un rischio aumentato di sviluppare condizioni come , e . L'US Preventive Services Task Force raccomanda che i bambini con un IMC al o superiore al 95° percentile vengano indirizzati a interventi comportamentali intensivi, sottolineando il ruolo dell'IMC nell'intervento precoce [46].
Per i bambini e gli adolescenti, l'IMC viene interpretato in modo diverso, utilizzando percentili specifici per età e sesso, come raccomandato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) [47]. Questo approccio tiene conto delle variazioni naturali nella composizione corporea durante la crescita. Tuttavia, l'IMC è riconosciuto come uno strumento imperfetto. Non tiene conto della distribuzione del grasso corporeo né della differenza tra massa grassa e massa muscolare, il che può portare a una classificazione errata, specialmente negli atleti o in determinati gruppi etnici [3].
Limitazioni e necessità di misure complementari
Nonostante la sua utilità, l'IMC presenta significative limitazioni che ne compromettono l'affidabilità in contesti clinici e di salute pubblica. Non misura direttamente la composizione corporea e non distingue tra grasso viscerale, che è fortemente associato al rischio cardiometabolico, e grasso sottocutaneo, che è meno pericoloso. Per questo motivo, linee guida cliniche raccomandano di affiancare all'IMC misure aggiuntive come la , che è un indicatore più preciso dell'adipe addominale [49]. La circonferenza vita, insieme al , ha dimostrato di essere un predittore migliore delle malattie cardiovascolari rispetto all'IMC da solo [50].
Le disparità etniche rappresentano un'altra importante limitazione. Gli standard attuali, basati principalmente su popolazioni di origine europea, possono non riflettere accuratamente il rischio in altre popolazioni. Ad esempio, le popolazioni di origine asiatica tendono ad avere un rischio maggiore di diabete e malattie cardiovascolari a valori di IMC più bassi, il che ha portato a raccomandare soglie più basse (ad esempio, ≥23 kg/m² per sovrappeso e ≥27,5 kg/m² per obesità) per queste popolazioni [51]. Analogamente, le persone di colore possono avere una massa magra maggiore, il che può portare a una sovrastima del rischio quando si utilizza l'IMC [52].
Evoluzione delle pratiche e approcci futuri
Di fronte a queste limitazioni, le pratiche in sanità pubblica e clinica stanno evolvendo verso un approccio più completo. L'American Medical Association (AMA) ha riconosciuto che l'IMC da solo è un indicatore clinico imperfetto e raccomanda di integrarlo con altri fattori, come i determinanti sociali della salute, la razza e la storia clinica, per evitare diagnosi errate e la stigmatizzazione del peso [53]. Alcune istituzioni, come UCLA Health, stanno iniziando a sostituire l'IMC con indici più precisi, come il Body Roundness Index (BRI), che tiene conto della forma corporea e della distribuzione del grasso [54].
Inoltre, si sta assistendo a una crescente attenzione verso indicatori di salute metabolica, come la , l' (HbA1c), il e i , che offrono una visione più diretta del rischio di malattia. L'integrazione di questi biomarcatori con misure antropometriche migliorate promette di fornire una valutazione più accurata e personalizzata della salute, spostando l'attenzione dal semplice peso corporeo a una comprensione più profonda dei meccanismi fisiologici sottostanti.
Differenze nell'interpretazione dell'IMC tra adulti e bambini
L'interpretazione dell'indice di massa corporea (IMC) varia significativamente tra adulti e bambini, riflettendo le diverse esigenze di valutazione della crescita e dello sviluppo corporeo in queste due fasce d'età. Mentre l'IMC per gli adulti si basa su categorie fisse di valori numerici, per i bambini e gli adolescenti (generalmente tra i 2 e i 19 anni) viene utilizzato un approccio più complesso che tiene conto dell'età e del sesso, essenziale per una valutazione accurata dello stato ponderale durante la crescita [32].
IMC nei bambini: percentili e tabelle di crescita
Per i bambini, l'IMC non viene interpretato attraverso valori assoluti, ma mediante percentili rispetto a riferimenti nazionali standardizzati. Questi percentili sono ricavati da tabelle di crescita sviluppate dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC), che confrontano l'IMC di un bambino con quello di altri coetanei dello stesso sesso [47]. Questo metodo consente di monitorare l'andamento della crescita nel tempo e di identificare eventuali deviazioni rispetto alla norma.
Le categorie di peso per i bambini sono definite come segue:
- Sottopeso: al di sotto del 5° percentile
- Peso normale: dal 5° al 75° percentile
- Sovrappeso: dal 75° al 95° percentile
- Obesità: al 95° percentile o superiore [57]
L'utilizzo di percentili è fondamentale perché la composizione corporea cambia rapidamente durante l'infanzia e l'adolescenza, e varia anche tra ragazzi e ragazze. Ad esempio, un aumento dell'IMC durante la pubertà può essere fisiologico e non necessariamente indicativo di un problema di salute. Le tabelle di crescita, come quelle del CDC del 2000 e le versioni aggiornate del 2022, forniscono strumenti validati per il monitoraggio sia della crescita generale che di condizioni di elevato IMC [58].
IMC negli adulti: categorie fisse e standardizzate
Negli adulti, l'interpretazione dell'IMC è invece basata su categorie numeriche fisse, indipendenti dall'età o dal sesso. Queste categorie, stabilite dal World Health Organization (WHO) e dal CDC, sono ampiamente utilizzate a livello globale per classificare lo stato ponderale e stimare il rischio associato a condizioni come diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari [12] [2].
Le categorie standard per gli adulti sono:
- Sottopeso: IMC inferiore a 18,5
- Peso normale: IMC tra 18,5 e 24,9
- Sovrappeso: IMC tra 25,0 e 29,9
- Obesità: IMC pari o superiore a 30,0 [1]
Queste categorie permettono un'interpretazione semplice e standardizzata, utile in ambito clinico e di sanità pubblica, ma non tengono conto delle variazioni individuali legate all'età avanzata, alla composizione corporea o all'etnia, che possono influenzare la relazione tra IMC e rischio metabolico [22].
Confronto tra i due approcci
Sebbene la formula di calcolo dell'IMC (peso in chilogrammi diviso per il quadrato dell'altezza in metri) sia la stessa per tutte le età, il modo in cui i risultati vengono interpretati differisce sostanzialmente. Mentre negli adulti si utilizza un sistema a soglie fisse, nei bambini si ricorre a un sistema dinamico basato su percentili, che riflette meglio le fasi di sviluppo. Questa differenza è cruciale per evitare diagnosi errate: un bambino con un IMC elevato rispetto alla media della sua età potrebbe essere semplicemente in una fase di crescita accelerata, mentre un adulto con lo stesso valore sarebbe classificato come sovrappeso o obeso.
In sintesi, l'IMC nei bambini è uno strumento di monitoraggio longitudinale dello sviluppo, mentre negli adulti funge da indicatore di rischio sanitario immediato. Entrambi gli approcci sono essenziali, ma devono essere applicati correttamente nel contesto appropriato per garantire una valutazione clinica accurata e significativa [32].
Variazioni dell'IMC in base a etnia, sesso ed età
L'indice di massa corporea (IMC) è comunemente utilizzato come strumento standardizzato per classificare lo stato ponderale in adulti, ma la sua interpretazione non è universale. Le categorie tradizionali di IMC—sottopeso, peso normale, sovrappeso e obesità—sono state sviluppate principalmente sulla base di dati provenienti da popolazioni di origine europea, in particolare uomini bianchi di mezza età. Tuttavia, evidenze epidemiologiche e antropometriche dimostrano che la relazione tra IMC e rischio metabolico varia significativamente in base a , e , rendendo necessaria un'interpretazione contestualizzata e spesso differenziata di questo indice.
Variazioni in base all'etnia
Le differenze etniche nella composizione corporea e nella distribuzione del grasso corporeo influenzano profondamente il valore predittivo dell'IMC per le malattie metaboliche. Popolazioni di origine asiatica, in particolare sudasiatiche ed estasiatiche, tendono ad accumulare più grasso viscerale e a sviluppare un rischio maggiore di e a valori di IMC inferiori rispetto alle popolazioni caucasiche [27]. Ad esempio, studi indicano che un IMC di 23 kg/m² può già rappresentare un rischio elevato di diabete per gli asiatici, mentre il limite convenzionale di sovrappeso è fissato a 25 kg/m² [51]. In risposta, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e istituzioni come il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) del Regno Unito raccomandano soglie di IMC più basse (ad esempio ≥27,5 kg/m² per l'obesità) per queste popolazioni [29].
Analogamente, le popolazioni di origine africana e caraibica mostrano pattern diversi: alcune ricerche suggeriscono che, a parità di IMC, queste persone possano avere una percentuale di grasso corporeo inferiore e una migliore salute metabolica rispetto ai caucasici, probabilmente a causa di una maggiore massa muscolare e densità ossea [67]. Ciò implica che l'uso di soglie universali potrebbe portare a un'overdiagnosi di rischio in queste popolazioni. Al contrario, le persone di origine araba e mediorientale mostrano un rischio cardiovascolare elevato a IMC più bassi, simile ai gruppi asiatici [68]. Queste differenze evidenziano la necessità di adottare approcci etnicamente specifici nella valutazione del rischio associato all'IMC.
Differenze tra i sessi
Il sesso biologico influisce significativamente sulla relazione tra IMC e composizione corporea. Le donne, in generale, hanno una percentuale di grasso corporeo più elevata rispetto agli uomini a parità di IMC, a causa di differenze fisiologiche legate alla riproduzione e alla distribuzione del grasso, che tende a essere più sottocutaneo e localizzato nelle regioni gluteo-femorali [22]. Questo tipo di grasso è meno metabolicamente attivo rispetto al grasso viscerale, che è più comune negli uomini. Di conseguenza, lo stesso valore di IMC può corrispondere a un rischio cardiometabolico diverso tra i sessi.
Inoltre, la distribuzione del grasso cambia con il ciclo ormonale e la menopausa. Dopo la menopausa, le donne tendono a sviluppare un accumulo di grasso addominale, aumentando il rischio di e malattie cardiovascolari, anche senza un aumento significativo dell'IMC [70]. Alcuni studi indicano che il valore di IMC associato al rischio minimo di mortalità potrebbe essere leggermente più alto nelle donne (23–26 kg/m²) rispetto agli uomini (22,5–25 kg/m²) [71]. Queste differenze sottolineano l'importanza di considerare il sesso come un fattore chiave nell'interpretazione clinica dell'IMC.
Variazioni legate all'età
Con l'invecchiamento, la composizione corporea cambia in modo sostanziale, rendendo l'IMC un indicatore meno affidabile di adiposità e rischio sanitario. Gli adulti più anziani (65 anni e oltre) tendono a perdere massa muscolare (sarcopenia) e a guadagnare grasso corporeo, in particolare viscerale, anche mantenendo un peso corporeo stabile. Questo fenomeno, noto come "obesità da normopeso" o "obesità metabolica da normopeso", può portare a un IMC nella categoria "normale" nonostante un'elevata percentuale di grasso e un rischio aumentato di [31].
Inoltre, la relazione tra IMC e mortalità cambia con l'età. Negli anziani, il rischio di mortalità associato all'IMC mostra un "paradosso dell'obesità", per cui gli individui in sovrappeso (IMC 25–29,9 kg/m²) possono avere un rischio di mortalità più basso rispetto a quelli con IMC normale [73]. Questo non implica che l'obesità sia protettiva, ma potrebbe riflettere fattori come la riserva energetica durante le malattie croniche, il bias di sopravvivenza o la perdita di peso legata a malattie sottostanti nei soggetti più magri. Per questi motivi, l'uso dell'IMC negli anziani richiede un'interpretazione cauta e integrata con altre misure, come la e la valutazione della funzionalità fisica.
Implicazioni per la pratica clinica e la sanità pubblica
La variabilità dell'IMC in base a etnia, sesso ed età ha importanti conseguenze per la diagnosi, la prevenzione e il trattamento delle malattie legate al peso. L'uso di cutoff universali può portare a sottodiagnosi in popolazioni ad alto rischio (come gli asiatici) e a overdiagnosi in altre (come gli atleti o le persone di colore con alta massa muscolare) [3]. Per affrontare queste disparità, si raccomanda di integrare l'IMC con misure complementari come la , il o analisi della composizione corporea tramite densitometria a raggi X a doppia energia (DXA) [75].
Inoltre, alcuni esperti propongono l'adozione di indici alternativi, come il Body Roundness Index (BRI) o il rapporto vita-altezza (WHtR), che potrebbero offrire una stima più accurata del rischio metabolico, specialmente nelle popolazioni diverse [76]. La formazione dei professionisti sanitari sulla sensibilità culturale e sui bias impliciti è fondamentale per garantire un'assistenza equa e rispettosa, evitando la stigmatizzazione del peso, che colpisce in modo sproporzionato le persone di colore e le minoranze sociali [77].
Critiche culturali e antropologiche all'IMC
L'indice di massa corporea (IMC) è stato criticato da una prospettiva culturale e antropologica per la sua origine occidentale e per il modo in cui è stato imposto come standard globale di salute, spesso ignorando o svalutando norme locali di bellezza, benessere e significato del corpo. Il suo uso universale riflette ideali estetici e morali radicati nella storia europea, che associano il corpo magro a virtù come disciplina, modernità e superiorità razziale, mentre corpi più voluminosi vengono patologizzati o moralmente stigmatizzati [78]. Questa proiezione di valori occidentali ha conseguenze profonde sulla salute pubblica, specialmente quando l'IMC viene applicato a popolazioni non occidentali con storie, genetica e concezioni culturali del corpo radicalmente diverse.
Origini storiche e bias culturali dell'IMC
L'IMC fu sviluppato nel XIX secolo dal matematico belga Adolphe Quetelet, che creò l'indice come strumento statistico per definire l'"uomo medio" (l'homme moyen) all'interno della sua disciplina della "fisica sociale" [79]. L'obiettivo non era clinico, ma sociale: identificare deviazioni dalla norma statistica in popolazioni umane. Tuttavia, nel XX secolo, questo indice fu adattato alla medicina e alla sanità pubblica, soprattutto grazie al lavoro del fisiologo americano Ancel Keys, che lo promosse come strumento per valutare il rischio di malattie croniche [80]. La standardizzazione globale dell'IMC da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1997 ha consolidato queste categorie, basate principalmente su dati di popolazioni bianche di classe media degli Stati Uniti ed Europa, come standard universale [81].
Questa storia rivela come l'IMC non sia un indicatore neutro, ma uno strumento socialmente e storicamente costruito, profondamente legato a ideologie eugenetiche e gerarchie razziali. Il corpo bianco, maschile e di classe media è stato assunto come riferimento per la salute, mentre le variazioni corporee di altre popolazioni sono state spesso interpretate come deviazioni patologiche [82]. Questo processo ha contribuito a "razzializzare la paura del grasso", patologizzando corpi più voluminosi, specialmente tra le donne di colore, associandoli a pigrizia, mancanza di autocontrollo e inferiorità biologica [78].
Norme corporee non occidentali e sfide all'universalità dell'IMC
In molte società non occidentali, i corpi più voluminosi non sono stigmatizzati, ma anzi valorizzati. Nell'Africa occidentale, ad esempio, tra i Yorùbá del Nigeria, il peso corporeo non è intrinsecamente legato a giudizi morali o di bellezza; piuttosto, qualità come il carattere, la moralità e la divinità sono considerate più importanti [84]. In Ghana, le donne spesso descrivono il corpo ideale come "non troppo magro, ma non troppo grasso", associando un fisico più pieno a salute, fertilità e prosperità [85]. Similmente, in molte culture del Pacifico, come tra i Samoani e i Māori, i corpi più robusti sono tradizionalmente visti come simboli di forza, status sociale e benessere collettivo [86]. La famiglia estesa (aiga) gioca un ruolo centrale nel definire il valore sociale e la salute, enfatizzando il benessere comunitario rispetto alle metriche corporee individuali.
Queste norme contrastano fortemente con l'ideale occidentale di magrezza, che si è diffuso globalmente attraverso i media, il colonialismo e le politiche sanitarie internazionali. L'imposizione dell'IMC in questi contesti rappresenta una forma di colonialismo scientifico, dove metriche sviluppate in paesi ad alto reddito vengono esportate senza adattamento ai contesti locali, marginalizzando le conoscenze indigene e le pratiche sanitarie [87]. Questo processo non solo erode le norme corporee locali, ma può anche portare a insoddisfazione corporea e disturbi alimentari, specialmente tra i giovani esposti a ideali globali di bellezza [88].
Stigmatizzazione del peso e disuguaglianze sanitarie
L'uso dell'IMC come principale indicatore di salute ha contribuito in modo significativo alla stigmatizzazione del peso, con conseguenze particolarmente gravi per le persone di colore e le minoranze sociali. L'etichetta di "obeso", basata su un numero che non tiene conto della composizione corporea o del contesto sociale, viene spesso interpretata come un fallimento personale, rafforzando pregiudizi impliciti ed espliciti tra i professionisti sanitari [89]. Studi dimostrano che pazienti con IMC elevato, specialmente donne afroamericane, ricevono meno empatia, tempi di visita più brevi e diagnosi ritardate, poiché i sintomi vengono spesso attribuiti erroneamente al loro peso [90]. Questa discriminazione porta a un evitamento dei servizi sanitari, con conseguenze negative per la salute a lungo termine, come ritardi nelle diagnosi di cancro [91].
La stigmatizzazione del peso è ulteriormente aggravata dal razzismo strutturale e dalle disuguaglianze socioeconomiche. Le popolazioni svantaggiate affrontano spesso ambienti "obesogeni" caratterizzati da scarsa accessibilità a cibi sani, mancanza di spazi sicuri per l'attività fisica e stress cronico, fattori raramente considerati negli approcci basati sull'IMC che enfatizzano la responsabilità individuale [92]. L'IMC, quindi, non solo fallisce nel catturare la complessità della salute, ma può anche esacerbare le ingiustizie esistenti.
Verso approcci culturalmente sensibili alla salute
In risposta a queste critiche, cresce il consenso sulla necessità di abbandonare l'approccio "una misura per tutti" e sviluppare metriche sanitarie più sensibili al contesto culturale. Alcune organizzazioni, come l'American Diabetes Association, hanno già adottato soglie di IMC più basse per definire l'obesità nelle popolazioni asiatiche, riconoscendo il loro rischio metabolico maggiore a valori di IMC più bassi [93]. Allo stesso modo, il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) del Regno Unito raccomanda soglie specifiche per l'etnia [29].
Più in generale, si sta spostando l'attenzione verso modelli di salute che integrano indicatori metabolici, abitudini di vita e determinanti sociali, piuttosto che basarsi esclusivamente sul peso [77]. L'idea di "salute indipendente dal peso" promuove comportamenti salutari come l'attività fisica e una nutrizione equilibrata, indipendentemente dai cambiamenti di peso, riducendo così lo stigma e migliorando il benessere complessivo. La formazione dei professionisti sanitari in umiltà culturale e nella riduzione dei pregiudizi impliciti è fondamentale per creare ambienti sanitari più equi e rispettosi per tutti i pazienti, a prescindere dalla loro taglia corporea [96].
Alternative e misure complementari alla valutazione dell'adiposità
Nonostante l'ampio utilizzo dell'indice di massa corporea (IMC) come strumento di screening, le sue limitazioni nell'identificare con precisione la composizione corporea e il rischio metabolico hanno portato a un crescente interesse per misure alternative e complementari. Tali strumenti mirano a superare i difetti dell'IMC, in particolare la sua incapacità di distinguere tra massa grassa e massa magra e di valutare la distribuzione del grasso corporeo, specialmente la adiposità viscerale, che è strettamente associata a malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica [97]. L'integrazione di queste misure consente una valutazione più accurata del rischio per la salute individuale e collettiva.
Misure antropometriche alternative
Tra le misure antropometriche più utilizzate, la circonferenza vita si distingue per la sua capacità di riflettere l'accumulo di grasso addominale. È raccomandata come un "segno vitale" nella pratica clinica da organizzazioni come l'International Atherosclerosis Society e l'International Chair on Cardiometabolic Risk [98]. Una circonferenza vita superiore a 80 cm nelle donne e a 94 cm negli uomini (con soglie più basse per alcune popolazioni etniche) indica un aumento del rischio cardiometabolico [37]. Studi hanno dimostrato che la circonferenza vita ha una capacità discriminante superiore rispetto all'IMC nel predire malattie cardiovascolari e sindrome metabolica [100].
Un'altra misura promettente è il rapporto vita-altezza (WHtR), calcolato come circonferenza vita divisa per altezza. Un valore ≥0,5 è ampiamente proposto come soglia universale per identificare un rischio aumentato, indipendentemente dall'età, dal sesso o dall'etnia [76]. Il WHtR supera l'IMC perché normalizza la circonferenza vita rispetto all'altezza, migliorando la stratificazione del rischio in individui con diverse corporature. Meta-analisi hanno confermato che il WHtR è un predittore più forte di mortalità cardiovascolare e diabete rispetto all'IMC [102].
Un indice emergente è l'indice di rotondità corporea (BRI), un modello geometrico che utilizza circonferenza vita e altezza per stimare la forma del corpo e il grasso viscerale. Il BRI offre una previsione migliorata del rischio metabolico rispetto all'IMC e sta guadagnando attenzione come potenziale sostituto [103].
Misure della composizione corporea
Per una valutazione più precisa della composizione corporea, sono disponibili strumenti avanzati. L'analisi impedenziometrica bioelettrica (BIA) stima la percentuale di grasso corporeo e il grasso viscerale utilizzando la conduttività elettrica. Sebbene meno accurata delle tecniche di imaging, i moderni dispositivi BIA offrono approssimazioni ragionevoli in contesti clinici e di ricerca [104].
La densitometria a raggi X a doppia energia (DXA) è considerata una delle tecniche più accurate per misurare la massa grassa, la massa magra e la densità minerale ossea. Originariamente utilizzata per la densità ossea, la DXA può anche quantificare la distribuzione regionale del grasso, inclusa la stima del grasso viscerale quando si utilizza un software avanzato [105]. È particolarmente utile nel monitoraggio dei cambiamenti corporei durante interventi per la perdita di peso e nella valutazione della sarcopenia o dell'obesità sarcopenica [106].
Le tecniche di imaging come la tomografia computerizzata (TC) e la risonanza magnetica (RM) sono considerate lo standard aureo per la quantificazione del tessuto adiposo viscerale. Forniscono immagini dettagliate del grasso corporeo, ma il loro utilizzo è limitato a contesti di ricerca a causa dei costi elevati, della scarsa accessibilità e, nel caso della TC, dell'esposizione alle radiazioni [107].
Approcci basati sul metabolismo e sui biomarcatori
Oltre alle misure fisiche, lo stato di salute metabolica è un determinante critico del rischio di malattia. Indicatori come pressione sanguigna, glucosio a digiuno, trigliceridi e colesterolo HDL sono utilizzati per definire la salute metabolica, che può variare indipendentemente dall'IMC [108]. Un numero significativo di persone con obesità è metabolicamente sano, mentre alcune con IMC normale mostrano disfunzione metabolica, una condizione nota come "obesità metabolica a peso normale" (MONW) [109].
Un biomarcatori emergente è il "biological BMI" (bBMI), un punteggio derivato da un profilo metabolomico che riflette il disordine metabolico sottostante. Il bBMI è in grado di rivelare rischi per la salute nascosti non catturati dall'IMC tradizionale ed è più sensibile alle variazioni indotte da interventi sullo stile di vita, rendendolo uno strumento promettente per la valutazione personalizzata del rischio [110]. La ricerca è in corso anche su altri marcatori circolanti come adipochine, citochine infiammatorie e metaboliti lipidici che potrebbero fornire informazioni più dirette sulla funzione del tessuto adiposo e sul rischio di malattia [111].
Raccomandazioni cliniche e direzioni future
Date le limitazioni dell'IMC, linee guida cliniche raccomandano di integrarlo con altre valutazioni. L'American Medical Association (AMA) ha adottato una politica che sconsiglia l'uso dell'IMC come unico criterio diagnostico, sottolineando la necessità di considerare fattori come i determinanti sociali della salute e il contesto clinico [35]. L'Endocrine Society ha chiesto di ridefinire il sovrappeso e l'obesità utilizzando la percentuale di grasso corporeo invece dell'IMC [113].
Il futuro della valutazione dell'adiposità risiede in approcci multimodali che combinano misure antropometriche semplici (ad esempio, IMC + circonferenza vita), analisi della composizione corporea quando possibile e profili metabolici. L'integrazione di strumenti di salute digitale, intelligenza artificiale e biobanche di grandi dimensioni potrebbe ulteriormente perfezionare queste valutazioni, sostenendo una transizione verso una medicina di precisione che supera metriche uniche e universali come l'IMC [114].